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Sabato 22 Maggio 2010
Seppure con notevoli perplessità derivanti dall'impegno fisico richiesto e dallo stato dell'armo del '93, finalmente decidiamo di fare il nostro primo (ad eccezione di Pascal) -500 e chissà magari un -650, approfittando dell'armo altrui s'intende...
continua...
Dopo un'estenuante settimana di sondaggi quando ormai si andava delineando la situazione tipica dello stallo alla messicana (vedi Inglorious Bastard) un ripensamento di Giuseppe dell'ultimo momento ci fa optare per la soluzione Pascal che da qui in avanti chiameremo sveglia-presto-faticaabbestia-escitardi-guidastanco-schiantapino, finalizzata a dedicare la domenica (ipotetica) agli impegni familiari.
Partiamo quindi clamorosamente in orario alle 6.10 da Pisa, i partecipanti sono Pascal, Marco, Antonio, Andrea, Laura e Fabio.
Per tener il passo della mi-ti-ka korando di Pascal che in versione gran-prix vola alla volta della garfagnana, affrontiamo una serie interminabile di curve in cui il Gianvanni pensa bene di verificare la tenuta di strada della sua nuova C3 facendoci assaporare la bile. Raggiungiamo alle 8 Laura a poggio di Vagli e ci dirigiamo in Carcaraia.
Alla galleria lasciamo la macchina di Marco (oltre ai fagioli mangiati da Fabio la sera prima) e dopo esserci cambiati saliamo sul korando in 6 sfruttando la rinomata comprimibilità dei nostri 2 amici sardi.
Dopo una serie di sballottamenti molto apprezzati da Fabio arriviamo al punto in cui si voleva lasciare la macchina ossia dopo il bivio ma prima del rudere (si poteva andare anche più sotto al rudere volendo).
Facciamo i sacchi portando 130 mt circa di corda da usare in caso si riscontrasse la fioritura dei trefoli delle corde messe nel '93.
Dopo una calorosa salita effettuata seguendo la linea d'aria del GPS di Pascal e fregandocene della morfologia del terreno come fossimo stati caprioli di lungo corso, arriviamo al grande faggio e soprattutto al grande buco, una voragine che non ci lascia dubbi sul fatto di essere arrivati.
Finiamo di preparci e alle 10.30 scendiamo sul nevaio che si trova alla bocca della grotta e iniziamo a scendere nella strettoia iniziale sulla sx del bivio prima della fine dello scivolo d'ingresso.
I tempi che ci eravamo dati erano: 4 ore o 5 per scendere ad almeno -500 (chissà magari alla statua a -650) e 8 o 9 ore per risalire.
Sappiamo che la grotta è armata senza fronzoli e che possiamo trovare di tutto, specialmente negli armi del '93.
Il buon inizio dell'avventura viene confermato dalla frantumazione del display della macchina fotografica di Andrea che ormai rassicurato dalle numerose volte che l'ha estratta dalle grotte indenne decide che è il momento di sedercisi sopra, O LA VA O LA SPACCA (appunto!!!).
Fabio inizia a capire quello che gli sarebbe stato presto chiaro, ci sono 3 tipi di grotte: le grotte sarde con tante strettoie e frane, le grotte apuane con tanti pozzi e poco da camminare ma armate per i corsi e le grotte apuane armate non-da-corso.
Questa differenza mi fu personamente rivelata in occasione della risalita dei bolognesi di Astrea, e devo dire fatico a dimenticarla.
Che non fosse proprio una "giornata perfetta" Fabio l'aveva capito leggendo gli auspici nei fagioli lasciati prima della galleria, ma certo quei fagioli non avevano previsto il macigno che staccatosi dai piedi del Gianvanni sarebbe finito dopo un volo di 4 metri sul suo mento, salvando però per fortuna altri punti vitali come occhi e zebedei.
Scendiamo ma troppo lentamente e ci accorgiamo che il traguardo dei -500 è sempre meno probabile.
Arriviamo alla tirolese, ci interroghiamo su come sia stata armata, l'ipotesi prevalente è che il Dobrilla sia in realtà una specie di Wolverin versione toscana e che con le sue unghie in adamantio abbia traversato la parete strapiombante sul p200.
Le tecniche per la tirolese sono diverse, la mia con freno moschettone più 1 moschettone, Laura e Andrea con freno + più 2 moschettoni e cosi via.

Io tutto emozionato dal nuovo giochino mi dimentico di mettere la seconda sicura e con un solo moschettone in più faccio tutto senza maniglia e senza affaticarmi granchè ma all'armo fatico come una bestia per staccarmi dalle corde.
Besta sono le 14 e abbiamo fatto solo 200 metri!!!
Fabio e avanti sta scendendo il p100 dopo la tirolese ma ha dei problemi, Pascal, dopo una breve-ma-intensa sessione filosofica sul significato
contemporaneo del termine "libera", attacca l'altra corda e scende per aiutarlo.
Io, Laura, Andrea e Marco nel frattempo discutiamo sul da farsi e, visto che comunque avremmo dovuto iniziare la risalita alle 15, decidiamo che è più prudente tornare indietro, dato che avremmo potuto fare al massimo altri 100 metri di discesa.
Questo concilio avviene su un istmo di terra di 1 metro e 1/2 di rocce sconnesse che separavano un p200 da un p100.
Io, mentre Laura argomenta la sua tesi, spengo la mia luce per evitare di accecare il Gianvanni e nella penombra sento un tonfo simile a quello che farebbe il casco di laura se venisse abbandonato sopra ad un p200.
Sempre nella penombra vedo l'apprezzabile gesto tecnico di andrea che mentre risaliva nel vuoto, in prossimità di un armo 3 metri sotto di noi, all'infausto rumore del casco fa risvegliare i sui più ancestrali riflessi felini e come Pierluigi Buffon a Berlino 2006 allunga le falangi guantate per tentare il miracolo.
Io nel frattempo prendevo le puntate (lo davo 20 a 1 per via della natura sfuggevole dei caschi in generale) ma chilavrebbedetto, Andrea si ritrova il casco di Laura in mano e al posto del casco nel p200 finisce la mia carriera da allibratore.
Nel frattempo spunta Fabio, poi Pascal, e ci rimettiamo sulla tirolese, il ritorno è meno faticoso dell'andata.
Grazie a non-so-chi mi ha lasciato la corda sotto una roccia mi ritrovo a superare la roccia e a scoprire che il traverso non è un traverso e che devo passare dalle 2 longe agli attrezzi di risalita, per fortuna le braccia mi tengono e mi arrampico quel po che basta ad attaccare il croll, avverto Fabio che mi segue e disimpigliamo la corda dalla roccia.
La salita è veloce, ci ritroviamo vuori alle 16.30, faccio il conto, 2 ore.
Il mondo alla rovescia, 4 ore a scendere 2 a risalire, come può essere???
Giustamente Pascal mi fa notare che quando si è poco pratici con gli armi tirati, pendoli e complicazioni varie i problemi si hanno in discesa non in salita, quindi bisogna tener a mente che nel calcolo dei tempi influisce MOLTO il modo con cui sono stati realizzati frazionamenti!!!
Vabbè almeno è giorno, almeno ci si vede a scendere nel bosco, almeno campocatino è dietro l'angolo e li ci attende una tavola, un prosecco una tagliata e via mangiando.
Resoconto by Antonio
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