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10/04/2010 Discesa in forra del torrente Rio Maggiore meglio conosciuto come PILI (zona fabbriche di Vallico).
Continua...
I componenti della spedizione in ordine:
- Giuseppe Mancini; veterano gruppo speleo ed organizzatore della gita nonchè mastro muratore.
- Marco Gianvanni; speleologo-torrentista di esperienza
- Gabriele; Speleologo e torrentista di indubbia capacità
- Antonio Beribè; webmaster e ramponatore peronista
- Sauro Salotti; tester ufficiale mute da sub
- Francesco Zanini; relatore.
Partiti da Pisa alle 8.40 circa arriviamo in loco per le 10:00. Indossare l'attrezzatura comporta una buona oretta.
Lasciata una macchina a valle, arriviamo con l'altra automobile all'inizio del sentiero che ci condurrà allo start. Il caldo inizia a farsi sentire sotto le mute, ma la brevità del percorso ci permette di ristorarci prontamente nelle acque fredde del torrente.
Fatte alcune foto, si parte, ore 11:15. Dopo un po' il corso d'acqua si incassa sempre più nella roccia e versanti scoscesi lambiscono le sponde. Al primo tuffo da circa 3 metri, mi lancio alla ioboia, procurandomi una vistosa e dolorosa contusione. Si procede e, al primo toboga Sauro, nonostante le perplessita accennate da Antonio, decide che si campa una vorta sola e chi non risica non rosica.
Antonio, prima di lui, aveva passato quasi indenne uno scalino nel toboga che si veniva a incontrare prima di raggiungere l'acqua, che, invece, colpisce in pieno le chiappe del malcapitato, rompendo muta, e mutande e coccige e lasciandogli allo scoperto le natiche per tutto il resto della gita, a rischio ipotermia, data la temperatura dell'acqua. Antonio e Sauro (più che mai) sconsigliano agli altri di tobogare mentre il tuffarsi è dalla sponda orografica sinistra è sicuro.
Sia Sauro che io ne deduciamo che sia il caso di affrontare il percorso con più cautela.
Alla prima discesa con l'8, Marco, dopo avermi fatto montare la corda alla mancina pur essendo un destro, sbaglia anche a dirmi come frenare invertendo i concetti, rimproverandomi durante la calata perchè afferro tenacemente con entrambe le mani la corda . Me ne accorgo nella pratica e non è una esperienza piacevole. Questo mi causa un piccolo shock ed alla successiva cascata comincio a dubitare dell'efficacia dell'attrezzo. Un test con le longe fuga ogni dubbio e supero intrepido l'ostacolo.
Si succedono toboga e discese in corda fino a che Giuseppe lancia a Marco una corda che va a finire sul fondo molto profondo di una pozza sotto una cascata. Per fortuna avevamo quella di riserva: ogni tentativo di recuperarla è, infatti, vano, da che impariamo che le corde vanno tenute nei sacchi e per ogni sacco ci deve essere una bottiglia vuota a far da galleggiante.
Un simpatico e tranquillo cinghiale morto affogato (o più verosimilmente schiantato per via del volo di 20 metri), ci sorprende lungo il cammino, salutandoci con i suoi effluvi.
Intelligentemente, Giuseppe e Gabriele lo nascondono sotto l'acqua torbida, causando a Marco un mezzo infarto.
Il torrente è in buona salute in quanto a portata, lo scenario si fa più selvaggio e si entra nel vivo del percorso; toboga con tuffi finali e discese sotto le cascate mi divertono da pazzi.
Arriviamo ad un salto d'acqua piuttosto alto, dove troviamo due corde fisse; una orizzontale e l'altra verticale. Quella orizzontale, bastarda, è parecchio lesionata dove non si vede, e andrebbe tagliata per evitare che si possa rompere con uno aggrappato sopra. Ma il Mancini (in ossequio alle sue ben note teorie filo-darwinistiche sulla selezione naturale del torrentista), con voce solenne da saggio, mi dice “Lasciamola là, anche questo vuol dire torrentismo!”
A parte questo chi andrà la prossima volta si ricordasse di non aggrapparcisi e, se possibile, di sostituirla.
L'ultima parte del percorso presenta un attraversamento con nuotata, un bel toboga con tuffo e, sorpresa delle sorprese, alla fine del torrente proprio in prossimità del ponte, un salto nel vuoto di 6/7 metri con atterraggio nella pozza sottostante (profonda e libera da tronchi).
Quest'ultima difficoltà devo dire che mi ha causato diversi ripensamenti, ma alla fine, lanciando un urlo, mi sono lanciato facendo perno su due alberi e atterrando illeso con mia somma soddisfazione.
Siamo arrivati alla macchina che erano le 3:00, e devo dire che è stata proprio una bella esperienza che conto di ripetere a breve, guide torrentizie permettendo.
Readione dei Testi: Francesco Zanini (Bombolina d'oro 2008/2009)
Correzioni a cura di Antonio, Marco, Sandra
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